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claudia grendene

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La proibizione di Valentina Durante

Il romanzo La proibizione di Valentina Durante, Laurana editore, è la storia di una ragnatela familiare. La tessitrice è zia Eleonora, pasticcera, pittrice, appariscente e fascinosa. Gli intrappolati sono due: Leni, la nipote, e suo figlio Daniele. Leni è una creatura speciale, ha ereditato dalla madre -che l’ha abbandonata con zia Eleonora- il potere di donare guarigione immediata. Un potere straordinario, che tuttavia comporta un prezzo assai alto.

Leni viene cresciuta con l’imperativo di non amare nessuno mai, nemmeno il figlio Daniele. Un allenamento al distacco puntuale e impietoso.

L’orizzonte entro cui Leni viene costretta da zia Eleonora ha i confini al limitare del giardino di casa. È all’interno di questo perimetro che la bambina diventa donna, conoscendo “un paziente addestramento” al posto di una normale educazione, la violenza travestita da amore, la manipolazione e il controllo come uniche forme di relazione.

La Leni adulta, che ci racconta la storia, è consapevole della propria prigione, ma non riesce liberarsi; Leni non trova la forza nemmeno quando è costretta a guardare il ripetersi della pratica manipolatoria da parte della zia-ragno sul proprio figlio. La ragnatela è ormai tutto quel che ha, al di fuori di essa un deserto inesplorato. Ma se la diade zia-nipote era inattaccabile, l’arrivo di Daniele apre una crepa.

“C’è sempre una crepa”.

La prosa attenta, dallo stile impeccabile e paziente, colpisce soprattutto per la precisione visiva, quasi maniacale. Uno sguardo concentrato sul dettaglio, la perfezione del dettaglio come ossessione.

La tensione si mantiene alta durante l’intera narrazione, con un crescendo verso la fine. La proibizione è un romanzo coinvolgente e perturbante; mentre si legge davvero non si sa cosa augurarsi che accada nel finale. C’è un’equazione straziante tra amore e malattia, guarigione e perdita, che ogni ipotetica conclusione per il lettore risulta giusta e al tempo stesso drammatica. Se tutte le relazioni sono prigionia e liberarsi significa perdere ogni affetto, quale via d’uscita?

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