search instagram arrow-down
claudia grendene

Archivi

Aricoli recenti

[Articolo pubblicato sul sito PaperoEditore l’1 ottobre 2015]

long_john_silver__takarajima_by_bintavivi

Long John Silver, Takarajima 1978

La vera storia del pirata Long John Silver è dedicato a tutti quelli che hanno letto e amato L’isola del tesoro di Stevenson (e chi non l’avesse letto, provveda).
Long John Silver, il cattivone de L’isola del tesoro, non è morto e non è scomparso.
E’ vivo, vecchio, e si trova nascosto in Madagascar con parte del tesoro di Flint, ormai da solo perché amici e compagni sono morti. E non gli resta che scrivere le proprie memorie intitolate Long John Silver. L’avventurosa e veritiera storia della mia vita e delle mie imprese di uomo libero, gentiluomo di ventura e nemico dell’umanità.
E’ così che scopriamo l’infanzia del pirata in Irlanda, l’arruolamento forzato in marina, il motivo per cui è diventato contrabbandiere prima e pirata dopo, tutti gli omicidi, le ruberie, le bugie, gli ammutinamenti e le avventure. Prima fra tutte, la truce storia dell’amputazione della gamba a vivo, senza emettere un suono dalle labbra.
Mentre narra, John Silver, sputa veleno e cattiveria sul mondo intero. John Silver è l’incarnazione di tutto il male possibile, e si scopre -leggendone le memorie- che anche il male ha ragioni e affetti. Del suo sguardo cinico sulla realtà, della personificazione della crudeltà che lui rappresenta, il lettore si innamora, soffrendo con lui per ogni giro di chiglia e per la malasorte.
John Silver ci spiega tutto sui pirati, sui bucanieri, sui naufragi, sulla terribile tratta degli schiavi, sugli ammutinamenti, sulle tremende leggi del mare. È un narratore affascinante e truffaldino, mentre esorta tutti a mentire sempre, ci chiede credito alla propria versione dei fatti. L’unica vera. Pretende persino di darci da bere la storia del suo incontro, in una taverna di Londra, con Daniel Defoe, al quale avrebbe spiegato come scrivere i libri sui pirati.
E ora che la sua vita volge al finale, John Silver ha solo un desiderio: che Jim Hawkins legga questa sua autobiografia.
“Non ho mai promesso niente a nessuno, neppure a me stesso, finché morte non ci separi.Non ho mai contratto matrimonio con il resto dell’umanità e, molto giustamente, ne sono diventato il nemico. Già, non ero neppure sposato con me stesso. Sono sfuggito alla punizione, come si può vedere, e chi devo ringraziare di questo se non me stesso? Pensare che dio ci abbia messo il suo onnipotente dito, sarebbe sperare troppo. Ma se avessi ancora qualcosa da desiderare, da questo lato della fossa, sarebbe, dopo tutto, di essere accolto nel regno dei cieli. Anche solo per godermi la faccia di tutti i benpensanti e dei capitani per grazia di dio, al vedermi comparire!”.

La vera storia del pirata Long John Silver, Björn Larsson, Iperborea, 1998.

vera storia
L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, pubblicato a puntate sulla rivista per ragazzi Young folks negli anni 1881-1882, è considerato uno dei più famosi classici per ragazzi. E’ un romanzo di avventura, formazione, mistero, ma anche molto di più, del quale –in genere- rimane maggiormente memorabile l’ambiguo antagonista John Silver, rispetto al protagonista e narratore Jim Hawkins. Non a caso, il primo titolo dell’opera fu The cook (il cuoco di bordo, John Silver, appunto).
Jim è un ragazzo di 14 anni che vive nella locanda dei genitori. Viene in possesso di una mappa, trovata nel baule del defunto marinaio Billy Bones, che condurrebbe al tesoro del famigerato capitano Flint. Grazie all’aiuto del dottor Livesey e del conte Trelawney, Jim riesce ad armare una goletta, la Hispaniola, e a mettere insieme una ciurma per correre alla ricerca del tesoro, alla guida del capitano Smollet.
Tra i marinai ci sono alcuni pirati del defunto capitano Flint, tra i quali anche il temibile John Silver, il pirata con una gamba sola. Questi, arruolato come cuoco di bordo, è intenzionato a impossessarsi della mappa e del tesoro. Jim scopre i piani di ammutinamento e studia un contro-piano per neutralizzare Silver. Fra tradimenti e riconciliazioni con il vecchio John Silver, le avventure di Jim proseguono sulla rotta del tesoro.
Inizialmente, con la pubblicazione a puntate, l’opera di Stevenson non ebbe molto successo. Ma, quando nel 1883 fu ripubblicata in forma di libro, ebbe un immediato successo sia di critica che di pubblico.
“Di Silver non abbiamo saputo più nulla. Quel formidabile marinaio con una gamba sola è finalmente uscito dalla mia vita. Ma sono convinto che abbia trovato la sua moglie nera e che se la spassi con lei e con capitano Filnt. Lo spero, comunque: è infatti improbabile che, una volta giunto all’altro mondo, possa spassarsela gran che. I lingotti d’argento e le armi giacciono ancora, per quel che ne so, dove li ha sepolti Flint. E per quanto mi riguarda là rimarranno. Niente al mondo mi farebbe tornare su quell’isola maledetta”.

Rispondi
Your email address will not be published. Required fields are marked *

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: