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Le amicizie geniali. Scritture e scrittrici di ieri e di oggi.

Uscito su Cultweek, luglio 2015.

cultweek

L’amicizia al femminile è un tòpos letterario interessante e sempre attuale. Sotto la specie stereotipata di amica del cuore possono essere tratteggiate tante sfumature dense di sviluppi narrativi: l’amica specchio; l’amica contrario; l’amica madre; l’amica matrigna; l’amica sorella, l’amica rivale, e così via. Molto spesso questi ingredienti si trovano impastati tra loro, producendo narrazioni maggiormente intriganti e originali.
Dalla famosa “mela della discordia” in avanti, la competizione femminile è un aspetto ricorrente e non trascurabile nei testi. Per competizione si intenda non solo l’aspetto “cattivo” del voler prevalere sulla rivale, ma anche il comportamento adattivo che in ogni specie animale consente al singolo di soddisfare i propri bisogni.
Le amicizie geniali, definizione oramai in voga grazie alla famosa saga di Elena ferrante, non vanno in scena soltanto nei romanzi. Le storie si ripetono, anche nella vita.
A proposito di Pètronille, Amèlie Nothòmb racconta di essersi ispirata al suo rapporto d’amicizia con la scrittrice francese Stèphanie Hochet. “E’ una scrittrice originale, strampalata e vitale, perfetta per diventare un personaggio nothombiano”, dice in una intervista. Pètronille racconta dell’amicizia tra i personaggi Amèlie Nothòmb e Pètronille Fanto. L’una ricca e famosa, l’altra -che esordisce come fan di Amèlie- scrittrice geniale, ma meno nota. Compagne di bevute di champagne e teorizzatrici delle migliori sbronze in compagnia, Amèlie e Pètronille portano avanti il loro rapporto non scevro dalle caratteristiche ambiguità di certe amicizie femminili. Pètronille non è abbastanza famosa da vivere solo di scrittura: per poter scrivere sperimenta farmaci a pagamento. Le sperimentazioni si fanno sempre più preoccupanti e Pètronille dovrà cambiare lavoro. Diventerà campionessa di roulette russa in un locale notturno. Un Eva contro eva dal finale nothombianamente macabro e a sospresa, che rammenta la pericolosità della scrittura e delle amicizie letterarie (Pètronille, Amèlie Nothòmb, Voland).
La suscettibilità delle scrittrici è nota e Amelie avverte “Non dite a Stèphanie che è un personaggio nothombiano, lei ritiene che sia io a essere un personaggio hochettiano”.

Inghilterra, prima metà dell’Ottocento. Figlie di un pastore protestante, dalla salute provata per gli stenti subiti in collegio, le sorelle Brontë erano famose per essere abbastanza schive. Tuttavia Charlotte, dopo il successo di critica dei suoi romanzi, divenne amica di diverse personalità del tempo. In particolare, strinse un saldo legame con la scrittrice Elizabeth Gaskell, ne frequentò assiduamente la casa, ma fu sempre infastidita dalla giostra di ospiti che la popolavano . Pare che la Brontë sia arrivata addirittura a nascondersi dietro le tende di casa Gaskell per evitare di parlare con gli ospiti dell’amica.
Il rapporto tra le due scrittrici sopravvisse fortunatamente a queste stranezze e dopo la morte prematura della Brontë, Elizabeth Gaskell ne curò una biografia alquanto controversa, con la quale ci trasmise parecchi aspetti inediti e privati della scrittrice, attingendo dal carteggio personale che intrattenne con l’amica (La vita di Charlotte Brontë, Elizabeth Gaskell, La Tartaruga).

Ancora Inghilterra, inizio Novecento. Virginia Woolf, ovvero la donna più emancipata della Gran Bretagna d’inizio secolo, ebbe diverse amiche (Virginia Woolf e le sue amiche, Vanessa Curtis, La Tartaruga). Emisferi opposti dal punto di vista culturale e sociale, proiettata all’interno l’una e bruciante di vita l’altra, Virginia Woolf e Katherine Manshfiled furono unite da un’amicizia che divenne una miscela di intimità, ammirazione reciproca e rivalità. Virginia loda la scrittura diretta, chiara e limpida di Katherine e, dopo la morte di quest’ultima, confessa nei suoi diari che la scrittura della Manshfield è stata l’unica di cui si è sentita realmente invidiosa (Possiedo la mia anima, Nadia Fusini, Mondadori).

Un salto all’indietro, America del diciannovesimo secolo. Non tutti sanno che la ritrosa Emily Dickinson, vestita in bianco e soprannominata The myth, fu molto amica dell’estroversa Helen Hunt Jackson, una poetessa molto nota a quell’epoca. Grande viaggiatrice e attivista per i diritti dei nativi americani, la Hunt spinse per la pubblicazione di alcune poesie private dell’amica dopo la sua morte. Emily Dickinson affermò che, dopo l’opera di Eliot, le poesie che apprezzava maggiormente erano quelle della Hunt. Emily e Helen furono collaboratrici e muse l’una per l’altra: la Hunt fu destinataria di parecchie poesie della Dickinson e a quest’ultima si ispirò per la protagonista del suo primo romanzo, ovvero una donna abbagliante che veste solo di bianco e scrive strane poesie.(Vita di Emily Dickinson. L’alfabeto dell’estasi, Barbara Lanati, Feltrinelli).

Tra Parigi e Los Angeles del ventesimo secolo si mosse l’affascinante e cosmopolita Anais Nin. Famosa fu la sua ammirazione per Djuna Barnes, poetessa e figura chiave dell’ambiente bohemienne parigino degli anni Venti e Trenta. Anais Nin rimase così impressionata dal romanzo della Barnes Nightwood, che le scrisse molte lettere per invitarla ad intervenire sulla stampa, a proposito del dibattito sulla scrittura femminile. Non ricevette mai risposta. Fu al contrario vittima della rabbia di Djuna Barnes quando ne usò il nome (Djuna) per la protagonista di un suo romanzo, I figli dell’albatros. In occasione dell’apertura della libreria femminista al Greenwich Village, Anais Nin fu addirittura pregata di cambiare nome alla protagonista del suo romanzo.
Dopo la lettura di Nightwood, Nin scrisse a Barnes “Devo dirti della grande e profonda bellezza del tuo Nightwood. Una donna raramente scrive da donna, così come sente dentro, ma tu l’hai fatto” (Diario, Anais Nin, Bompiani, 2001).

Boston, 1959. Anne Sexton e Sylvia Plath si conoscono a un seminario di poesia di Robert Lowell. Nell’occasione, bevono il famoso Martini insieme e discutono di poesia e dei rispettivi tentativi di suicidio. L’amicizia tra Sylvia Plath e Anne Sexton è abbastanza nota e viene riportata in ogni biografia (Anne Sexton. Una vita, Diane Middlebroock, Le Lettere). Anne Sexton, sposata e sciupamaschi -ogni libro un amante- plurisuicida con un grande senso dell’umorismo, strega e bambina raggiunse il successo prima della Plath e quest’ultima l’ammirò sempre. Sylvia espresse nel Diario l’invidia per il successo di Anne e confessò il suo desiderio di comporre poesie altrettanto forti.
Sylvia e Anne ebbero in comune anche la volontà di combattere alcuni schemi sociali del tempo riguardo alle donne e i problemi di salute mentale. La morte di Sylvia Plath, nel febbraio del 1963, impressionò profondamente Anne Sexton. Le dedicò, infati, un lunga poesia, intitolata La morte di Sylvia (Come hai potuto scivolare giù da sola /nella morte che ho desiderato così tanto e così a lungo, /la morte che tutte e due dicevamo di aver superato[…]).
Anche Anne Sexton, dopo qualche anno, scelse il suicidio per asfissia.

Roma, secondo dopoguerra. Grazie a Natalia Ginzburg, Elsa Morante pubblica il suo primo romanzo Menzogna e sortilegio. Quando, nel 1974, viene pubblicato La storia, Natalia Ginzburg ne è una delle entusiaste estimatrici. All’uscita di un famoso articolo della Ginzburg (I personaggi di Elsa, Natalia Ginzburg, Corriere della Sera, 21 luglio 1974) l’iraconda Elsa riuscì ad arrabbiarsi con l’amica, accusandola per il troppo entusiasmo espresso. Secondo la Morante, le lodi della Ginzburg avrebbero fatto venir voglia altri altri recensori di parlare male del romanzo.
Siamo in piena dolce vita romana, Elsa Morante e Alberto Moravia smettono di amarsi. La loro storia è già finita quando Dacia Maraini s’innamora dello scrittore. La relazione durerà per quindici anni, rendendo i rapporti tra le due scrittrici quanto meno ambigui. In un’intervista rilasciata per Repubblica, Maraini racconta di come passasse a casa della Morante tutte le vigilie di Natale. Elsa preparava grandi feste e regali per tutti. Pochi giorni prima della morte, la Maraini racconta di essere andata in ospedale a far visita alla Morante: quest’ultima le chiede di giocare a indovinare i personaggi.
Nonostante queste belle testimonianze, è abbastanza risaputo che i rapporti tra Elsa Morante e Dacia Maraini non furono sempre limpidi. Moravia rimase sempre nel mezzo, dal momento che il vincolo matrimoniale con la Morante non fu mai troncato con il divorzio.

Queste e chissà quante altre storie si potrebbero raccontare, tenendo presente che ciò che spesso viene giudicato come “pettegolezzo” può essere letto più in profondo come un racconto che le donne fanno ad altre donne, un modo per riflettere sui legami e sulle dinamiche relazionali.
Un racconto di racconti di vite che si assomigliano sempre un po’ tra loro.

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